Museo di Santa Giulia di Brescia

Museo di Santa Giulia di Brescia

Il Museo di Santa Giulia di Brescia è tra i luoghi che non si può scordare di visitare durante un tour della città. 

Una guida turistica esperta di Brescia saprà indicarvi la modalità giuste su come effettuare questa visita e inserire il giro del museo durante un tour della città. 

Di seguito qualche indicazione sul museo, utile a valutare se contattare la nostra guida esperta (qui) e organizzare una visita di Brescia e del Museo di Santa Giulia

La sezione romana del museo di Santa Giulia di Brescia

Nelle sale sono esposte quelle che sembrano delle semplici pietre, ma in realtà questi cippi miliari sono significativi non per il loro valore artistico, ma per il fatto che sono l’emblema del potere romano. Come si faceva a misurare la distanza presso i Romani? Si misurava da Roma! I cippi miliari permettevano di sapere quante miglia mancavano a Roma e non a qualsiasi altro posto. 

La presenza dei cippi miliari era dal punto di vista mentale il modo più straordinario per far capire che non c’era altro punto di riferimento se non Roma. Non interessava sapere le miglia tra Mantova e Brescia, ma solo quanto mancava per arrivare a Roma. 

Tutto si misurava attraverso Roma e ciò significava automaticamente che chi comanda è Roma. E le persone dell’epoca lo capivano perfettamente senza spiegazioni, oggi siamo abituati all’immagine visiva, all’epoca il cippo miliare veniva compreso mentalmente nel suo significato senza problemi. 

Son state messe qui alcune tipologie di anfore, per l’acqua, per il vino e per il trasporto del garum, una sostanza di cui i Romani andavano ghiotti. Vantaggio era che nella mistura c’era del pesce e quindi in questo modo un importante alimento per l’uomo come lo iodio veniva ingerito dai Romani anche in posti molto lontani. 

Quando i Romani arrivavano in una nuova città sovrapponevano i loro culti a quelli locali. Riguardo al culto avevano capito che le persone sopportano tutto tranne il cambiamento del culto imposto. 

I Romani avevano capito che non era opportuno imporre le loro divinità sulle nuove popolazioni, quindi inizialmente si limitavano ad affiancare le divinità romane a quelle già esistenti e così in questo modo venivano lentamente assimilate. A Brescia il primo capitolium repubblicano prevedeva la presenza di 4 divinità: Giunone, Giove, Minerva e in più Bergumun, che era una divinità locale. 

Questi culti vennero pian piano sostituiti da divinità simili. La divinità che presiedeva la ragione divenne col tempo per tutti Minerva, il cui culto divenne quello ufficiale. Più la città diventa romana e più i culti diventano romani. Al punto che il primo capitolium ha 4 aule, il secondo ne ha tre, per la triade capitolina. 

Vi sono anche oggetti in vetro, già in uso tra i Romani che avevano capito che era ottimo per le essenze, perché non assorbiva e non alterava l’essenza. 

Nel museo si vedono ancora i lastroni del cardo che andava da Sud a Nord, mentre il decumano andava da est a ovest. Su questo cardo si affacciavano le domus dell’ortaglia. Il cardo e il decumano sono il fondamento della struttura reticolare di una città romana, all’incrocio nascevano il tempio e il foro. Il cardo massimo e il decumano massimo si incrociano davanti al tempio nel foro. 

Nel museo di S. Giulia si entra dal decumano massimo e poi all’interno si trova uno dei cardini che stavano a est del cardo massimo. Il cardo è perpendicolare al decumano. 

Spesso si trovano pavimenti in opus incertum (dove c’è dentro di tutto) perché la grande quantità di materiale di pietra che c’era a Brescia permetteva di costruire le case con questo materiale. 
Nei pavimenti di mosaico le tesserine sono solo nel bordo decorativo, il resto era trattato con l’opus sectile. 

Notare nei capitelli la pertinenza dei motivi: se osserviamo i capitelli romani e li confrontiamo con quelli rinascimentali balza subito all’occhio la pertinenza che esiste tra i due capitelli. 
Quando le foglie sono più stilizzate il capitello è rinascimentale. La foglia d’acanto è un pretesto per la decorazione nel Rinascimento. Nel periodo romano le foglie sono un rigoglio di decorazione. 
Per la lavorazione usavano il trapano. 

La sala dedicata al Primo Tempio Capitolino

L’odierno capitolium di Brescia (detto tempio capitolino) sorge oggi sopra ad un alto podio, sotto al quale si trovava il tempio repubblicano precedente a 4 celle (che ricorda i templi etruschi). Gli antichi templi non avevano un peristilio intero, ma avevano la parte retrostante senza colonne. 

Esisteva un peristilio esterno davanti a tutte 4 le celle con un podio e 4 scalinate distinte l’una dall’altra. Le 4 celle erano divise in 3 navate ciascuna da colonne e probabilmente sulla parete di fondi si trovavano i simulacri dei 4 dei. 

A noi è rimasto parte del fregio a bucrani e patere e parte della decorazione pittorica portata qui. Per quanto frammentaria ci si accorge che questa decorazione è mediana tra il primo e il secondo stile pompeiano. Il primo stile lo si vede nella parte in basso del dipinto in cui si simulano delle lastre a finto marmo e sopra le strutture ci ricordano il secondo stile pompeiano. 

Le strutture simulate ci ricordano invece il secondo stile maturo: i frontoni simulano delle architetture e dei finti marmi. 

Sopra al primo tempio capitolino fu costruito nel 73 d. C. un nuovo tempio a tre celle. Il capitolium continuava poi con due imponenti ali dalle parti. Il capitolium aveva un peristilio, un pronao avanzato esastilo e una scalinata unica. Non si sa come fossero state concepite le celle di cui oggi rimane il pavimento in opus sectile.

Qui si trova una parte di quella che doveva essere una grande statua di Giove che si trovava nella cella principale del tempio. Era una statua enorme. Giove Minerva e Giunone rappresentavano le tre componenti del mondo romano: il potere, la ragione e la famiglia. 

Scavando dietro il capitolium in una intercapedine naturale tra il cole e le celle vennero ritrovati un gran numero di materiali bronzei nascosti per evitare che venissero rubati durante le invasioni barbariche, e tra le cose più famose vi è la Vittoria Alata. 

Inoltre furono ritrovate cornici e decorazioni che facevano parte del fregio decorativo di Giove: si vede il cosiddetto schiavo, una scultura bellissima che già presenta caratteristiche barbariche dei secoli successivi. 

La vittoria Alata del Museo di Santa Giulia di Brescia

Si tratta di una scultura romana del I o II secolo d. C. È una scultura di grandezza poco più grande del vero. L’iconografia è quella che si vede anche raffigurata sulla colonna traiana: la Vittoria che schiaccia col piede sinistro l’elmo di Marte e che tiene in mano uno scudo uno specchio nel quale si specchia. 

Questa è un’iconografia che conosciamo anche attraverso il fregio della colonna traiana. In anni passati qualcuno aveva sostenuto che fosse una scultura greca alle quali furono messe le ali in seguito perché la scultura riprenderebbe l’iconografia di Venere come la si vede nella Venere di Capua (che è una copia romana da originale greco). 

Ci sono alcuni problemi per sostenere che questa era una Venere alla quale son state messe le ali: uno per tutti è che senza le ali sarebbe una brutta statua che cade in avanti. Dal punto di vista delle proporzioni non avrebbe senso. Inoltre non può essere greca perché  il panneggio è tipicamente romano, e inoltre il viso non è idealizzato alla greca, ma invece è molto romano! 

Questa statua è bella da tutte le parti, il panneggio fluisce sulle gambe e aderisce al torso. Notare la leggerezza del panneggio che però rispetto al panneggio greco è vero, reale! Pensiamo alla venere di Milo il cui panneggio è bello, però se lo mettiamo addosso a una persona cade, non è reale. Se prendiamo una persona reale e ci mettiamo questo panneggio addosso, ci sta! 

Ciò vuol dire che c’è un’altra concezione: la bellezza è la stessa, l’idealizzazione delle forme è la stessa, il modo di creare armonia è lo stesso, ma c’è quella differenza che è determinata dal modo di pensare e che si traduce così, in questo vero e proprio capolavoro tra i più straordinari che si conoscano.  

Il centro di Brixia: tempio capitolino da cui si staccavano due ali, davanti stava il foro che si concludeva con la basilica. Il foro era un centro commerciale all’aperto perché era circondato sai negozi. Quindi non mancava nulla: la basilica dove si amministrava la giustizia, il tempio era dove si celebrava il culto, i negozi sul foro per comprare e il teatro per divertirsi. 

Il teatro romano era uno dei teatri più grandi dell’altitalia, con l’ampliamento fatto in epoca imperiale poteva contenere 15.000 persone. Aveva una grande struttura per le macchine sceniche sul davanti verso il decumano ed era collegato al capitolium. 

Aveva le caratteristiche di un teatro greco! Nelle stanze si trovano delle decorazioni provenienti dall’area del foro e dei rilievi che si trovavano nella parte della scena del teatro (purtroppo caduta). 


Le domus dell'Ortaglia del Museo di Santa Giulia 

Da dove veniamo c’era il cardo, si vede l’ingresso della Casa di Dioniso e di quella delle fontane. La prima prende il nome dall’emblema di Dioniso e l’altra dal fatto che esistevano nella casa diverse fontane. Brescia era una città ricca d’acqua grazie all’acquedotto costruito in età augustea e quindi le case erano approvvigionate d’acqua e potevano esserci diverse fontane. 

La casa di Dioniso è quella che ha conservato una certa coerenza nella costruzione e nel mantenimento nonostante fu abitata fino al IV secolo. Mentre la casa delle fontane ha delle parti del peristilio che sono state inglobate per costruire delle stanze. Le colonne del peristilio sono state inglobate per ricavare delle stanze, una delle quali anche dipinta. A causa del crollo una parte dei mosaici del piano superiore è crollato e sono stati ritrovati, erano case a due piani. 

La cosa importante di queste case è che si sono conservate le murature fino ad una certa altezza e che ci mostrano dei dipinti interessanti. Si trovano scene nilotiche (vale a dire fluviali, legate al Nilo) con pigmei che sono dello stesso periodo nel quale le stesse scene venivano dipinte a Pompei, questo significa che la diffusione della moda c’era in tutta Italia allo stesso tempo. 

Quindi non è che Brescia era ritardataria rispetto a Pompei che era vino a Roma. Anche qui la moda veniva subito trasferita e trasportata. Altre cose importanti delle domus sono i mosaici che possono essere monocromi o in cocciopesto o con decorazioni geometriche o raffigurazioni stilizzate come i kantharos. Oppure con al centro avevano un emblema a colore e il resto intorno in bianco e nero o raffigurazioni geometrizzanti. 

La domus di Dioniso presenta un cortile su cui si affacciavano le stanze di rappresentanza e le stanze private. La più bella e decorata è quella con il pavimento decorato che rappresenta Dioniso e i calici stilizzati. Come età si parla di II secolo d. C. 

È stato anche rifatto il velidarium, vale a dire quello che doveva esser il giardino sul quale si affacciavano le domus. 


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