Una delle chiese da visitare durante una visita turistica di Brescia è sicuramente la Chiesa di San Francesco d'Assise. Vediamo cosa vi potrà spiegare una guida turistica esperta della città durante il tour. 

Cenni storici:


Il monumento fu costruito durante l’epoca comunale tra la fine del 1200 e l’inizio del 1300. l’epoca comunale usciva dalla situazione di stallo e di sconcerto dell’anno 1000, che costituisce una specie di crinale, uno spartiacque tra un prima e un dopo. Prima dell’anno 1000 le costruzioni dei Romani erano state di grande importanza, dopo l’anno Mille il romanico ha un’esplosione liberatoria che divampa in tutta Europa e si diffonde come “un manto bianco”. Si trattò di un fervore nuovo non solo nella vita sociale, economica e culturale (che costituisce l’importanza della città nei confronti della campagna), ma anche dal punto di vista religioso perché fu il periodo dei grandi ripensamenti di carattere religioso, delle grandi esperienze monastiche, tra le quali una della più importanti è quella di San Francesco. Il francescanesimo fu un’invenzione di spiritualità straordinaria nella cultura italiana, europea e oltre.

Tappe storiche di costruzione della Chiesa di San Francesco di Brescia 

Della chiesa possiamo fissare 4 momenti fondamentali:

  1. dopo un accordo tra i Francescani, il popolo e il comune per ottenere il territorio su cui edificare la chiesa, essa viene costruita velocissimamente dal 1254 al 1265;
  2. interventi rinascimentali a opera di Francesco Sanson
  3. rifacimento vantiniano nel 1830-1840, che stravolse totalmente il volto interno dell’edificio della chiesa di San Francesco;
  4. ripristino novecentesco prima con l’intervento dell’Arcioni nel 1905, e poi successivamente il ritorno dei Francescani (che erano stati allontanati a principio dell’Ottocento a causa delle leggi napoleoniche).

Come vi potrà illustrare una guida turistica di Brescia, la chiesa sorge su un territorio che prima era destinato alla coltivazione di ortaggi e alle concerie, era zona di fervore economico e grande attività. Il terreno scelto per la costruzione di San Francesco è passato sotto il nome tradizionalmente di “isola di San Francesco”, che attualmente è abbastanza circoscritta. Al tempo era una insula con un aspetto definito e isolato. Il monumento nasce quindi in un contesto particolare con la finalità di essere la chiesa dei Francescani che doveva rendere viva e presente la spiritualità di San Francesco e attirare il popolo. Fu costruita per decreto del comune, come si usava al tempo.

L’ aspetto esterno


Questo è tipicamente romanico, anche se a dire il vero la chiesa è un coacervo di stili che rendono la chiesa straordinariamente bella. Quello è venuto dall’apparato dei secoli successivi ha certo sfigurato il volto puro di una fisionomia romanica come noi ameremmo oggi vedere, ma è bello considerare che questa superfetazione, crescita dell’edificio al suo interno diventa il documento storico di una vita vissuta, piena. Non è solo un patrimonio da custodire, ma da elaborare. L’idea della cultura romanica nasce dal contesto di un mondo che si è affrancato da tutti i caratteri feudali precedenti, che vedevano una realtà sociale governata da qualche principe. La città diventa più importante rispetto alla campagna, accresce il suo ruolo economico in quanto contenitore della forza lavoro, cresce l’importanza dell’artigiano a scapito di quella del contadino ed è in questo periodo medievale che si sviluppo l’uso straordinariamente intelligente del materiale povero.

La facciata si presenta a capanna, scandita da 4 lesene frontali, che suggeriscono la tripartizione interiore delle navate, c’è una portale sormontato da una volta con una anticipazione che potremmo dire quasi prerinascimentale visto che l’arco è a tutto sesto, strombato. Sopra una fascia orizzontale (che da l’idea di uno spazio che lo chiude e lo contiene) lo separa dal rosone, più tardivo della facciata originaria. Stranamente esso non è elaboratissimo come in altre costruzioni, soprattutto se teniamo conto che risale alla fine del 1300 / inizio 1400.

La facciata si presenta estremamente pulita: i due oculi delle navate laterali fan da contrappunto alle due svelte ed eleganti finestre monofore. S. Francesco si presenta quindi per quella semplicità tipica dello spirito francescano.

Aspetto interno della chiesa di San Francesco di Brescia:


La chiesa presenta una pianta rettangolare divisa con molta precisione in tre navate. Le colonne centrali che sorreggono la navata centrale sono 6 + 6 = 12. La simbologia è importante. 12 è il numero degli apostoli, prima era il numero delle tribù di Israele. La valenza simbolica dei pilastri è importante perché rimanda al fatto che la chiesa (intesa non tanto come edificio, ma come comunità di credenti in Gesù Cristo) è fondata sulla roccia che è Gesù Cristo, sul fondamento degli Apostoli che ne sono le colonne, e di questo edificio, dirà San Pietro, “Voi siete le pietre vive”!!!. Quindi l’immagine della chiesa come edificio e come architettura è una delle grandi maglie della chiesa come comunità dei credenti, come popolo che sta attorno alla figura di Gesù Cristo. E allora l’idea di costruire una chiesa con le dodici colonne che reggevano la costruzione solleticava molto la sensibilità dei costruttori proprio per la sua valenza simbolica.

All’interno è possibile osservare uno stile romanico diverso dal solito, con delle tensioni verso il gotico, infatti per esempio l’arco trionfale che immette dall’aula dell’assemblea del popolo di Dio al presbiterio, dove si esercita la liturgia celebrativa, è un arco che tende all’acuto (lo stile romanico imponeva invece l’arco a tutto sesto). È una specie di ripensamento allo schema tradizionale dello stile romanico. La sensazione estetica, stilistica che cogliamo nella navata centrale ci riporta ai valori di silenzio, di compostezza, di devozione e di grande raccoglimento interiore, che però si sfaldano enormemente quando guardiamo verso le navate laterali. La serenità proposta dalla navata centrale cambia completamente spirito guardando alla parete est.

Vantini stravolse totalmente il senso linguistico dell’edificio. Il soffitto fu ricostruito a carena di nave in soli 26 giorni all’inizio del Novecento.

Relativamente all’aspetto decorativo segnaliamo:

PRESBITERIO

Affreschi del Romanino: sempre nel presbiterio troviamo affreschi attribuiti a Girolamo Romanino. Se ne conserva una buona lettura. L’artista distribuì l’affresco sulle sei vele che compongono gli interdossali dell’ombrello che scende a formare il catino absidale. Nella parte centrale si trova la figura di Cristo benedicente, e che tiene in mano una sfera, simbolo del mondo e della potenza di Cristo. Si presenta come Imperator Mundi, sempre riferendosi ad un capitolo del Vangelo di San Matteo in cui Cristo appare come colui che siede sulle nubi a giudicare le genti. E poi a lato, le altro quattro vele sono occupate dalle figure degli Evangelisti, e precisamente partendo da destra riconosciamo:

  • S. Luca, riconoscibile per il simbolo che gli è abbinato, il bue;
  • S. Marco, il cui simbolo è il leone;
  • A sinistra (alla destra di Cristo) abbiamo poi la figura di San Giovanni, riconoscibile per l’aquila;
  • S. Matteo, si intravede la figura dell’angelo che lo accompagna.

Nella vela verso la navata si vedono le figure degli angeli in volo.

L’idea del Cristo Giudice e degli Evangelisti attorno a Lui, posti nel catino dell’abside, doveva costituire dentro nella chiesa un punto straordinario di riferimento, di contemplazione, di catechesi, quasi a ricordare che Cristo Signore e Re è il punto di riferimento centrale di un ambiente sacro come una chiesa. La centralità di Cristo diventava qui un elemento di comunicazione immediato, proprio perché si presentava direttamente all’occhio del fedele che entrava in chiesa.

NAVATA DESTRA

Una delle opere più importante conservate nella chiesa è il dipinto del Moretto: S. Margherita tra S. Girolamo e S. Francesco d’Assisi. Il quadro, incorniciato all’interno di un arco, viene così calato dentro ad una sua propria architettura di tipico gusto rinascimentale. Le due colonne a capitello composito sono sorrette da plinti. Sopra si imposta un arco a tutto sesto molto decorato. Nei riquadri del rettangolo che insiste sopra l’arco ci sono due busti, secondo uno schema tipicamente classico. All’interno dell’arco c’è un affresco di Prato di Caravaggio che presenta una Visitazione. Il fulcro centrale è la bella tavola ad olio del Moretto. Essa si presenta con delle caratteristiche ben identificabili di questo grande pittore bresciano, vale a dire quella tipica compostezza di cui il Moretto è sempre stato un esemplare straordinario.

PRESBITERIO – PALA DEL ROMANINO

Nella parte centrale della chiesa è conservata la pala d’altare di Girolamo Romanino, che costituisce il nucleo forte del riferimento sia architettonico che spirituale./div>

Madonna in trono con Bambino e i santi Francesco, Antonio Bonaventura e Ludovico da Tolosa, due santi francescani. Il Bonaventura da Bagnoregio è il grande teologo, mentre Ludovico da Tolosa fu un grande vescovo. Costituiscono una sorta di corona di santi francescani attorno a Maria. inoltre ci sono due presenze di frati: uno è Francesco Sanson, che ebbe un ruolo straordinario per la chiesa di San Francesco. Per esempio questa tavola straordinaria del Romanino nasce dalle intenzioni di questo frate guardiano perché fu lui che cominciò il ripensamento interno della chiesa, fu lui che commissionò la famosa Croce di Francesco delle Croci.

Oltretutto questa tavola ha una storia precedente, perché Sanson aveva convocato addirittura Leonardo da Vinci per la pala d’altare della chiesa di San Francesco. Il grande artista come al suo solito disse di sì e poi non se ne fece nulla. Il Romanino lo ha sostituito più che degnamente con questa pala del 1516, quindi quando lui era nel pieno fervore del suo innamoramento per il mondo veneziano. È una scatola splendida.

La preziosa soasa che sta attorno e che incornicia la pala è attribuita a un grande scultore bresciano, Stefano Lamberti, autore di altre opere pregevoli conservate nella chiesa di San Giovanni.

Il Romanino si innesca in questa raffinata cornice per continuarne l’assetto prospettico. Dall’impianto architettonico del monumento in legno dorato, il Romanino costruisce lo sfondo del volto e la disposizione dei personaggi:

  • La Vergine Maria ripropone degli schemi rituali nel linguaggio del Romanino
  • Sant’Antonio di Padova, riconoscibile dall’immagine del giglio;
  • San Francesco, riconoscibile dalle stimmate delle mani
  • ai piedi del trono della Regina Madre di Cristo vi sono San Bonaventura e San Ludovico da Tolosa:

È sicuramente un dipinto di grande valore spirituale che ripropone un po’ lo schema delle sacre conversazioni. Gli storici dell’arte vedono in questo dipinto non solo l’apporto veneziano, ma anche i suggerimenti e gli influssi straordinari di Lorenzo Lotto. Non si spiegherebbero infatti i panneggi e le cadute maestose e solenni senza immaginare che anche il Romanino in qualche modo abbia avuto un occhio di attenzione a quello che il Lotto stava facendo.

NAVATA SINISTRA: CAPPELLA DELL’IMMACOLATA CONCENZIONE

Essa ha un impianto quadrato, anche se non appare così a causa delle ristrutturazioni.

Nel 1738 il milanese G. Battista Sassi interviene nell’aspetto decorativo, che ha integrato la pala di Grazio Cossali, pittore oceano del 1500, inizi 1600, che l’aveva dipinta a un livello più alto.

L’idea della cappella dell’Immacolata concezione nasce molto indietro e si fonda su quella verità che per i cristiani è fondamentale, e cioè che Maria è stata concepita senza peccato originale. L’umanità tutta ha una propensione verso il male, l’uomo ha una incapacità di percorrere le strade del bene, ha una ferita interna, e l’idea che questa ferita fosse un’esperienza che non toccasse a Maria si è sviluppata velocemente nella chiesa.

Sia il dipinto che la cappella furono realizzati su commissione di Francesco Sanson, che aprì le porte del rinnovamento e dell’arte in San Francesco nel Cinquecento. Ma fu anche proprio lui in qualità di teologo a sostenere un grande contraddittorio durato tre giorni nel quale sostenne la tesi della verità di Maria concepita senza peccato (si trattava di dispute teologiche). La sua fama era tale che ricevette dal Papa delle benemerenze e fu anche instradato alla carriera diplomatica. Si capisce quindi perchè questa devozione a Maria nata nel Cinquecento sia stata poi esaltata con questa straordinaria cappella nel Settecento. La pala si trova sopra l’altare ed è circondata da affreschi del Sassi.

Pregevolissimi sono i dossali intarsiati che stanno all’interno della cappella, realizzati da Benedetto e Battista Virchi. Così come altrettanto preziosa (anche se meno spettacolare) è quella pagina di intarsio alla certosina di una parte dell’inginocchiatoio (notare la minuziosa e precisa calibratura degli spazi geometrici).

Osservare la balaustra della cappella, di carattere barocco e dalla struttura virtuosistica.

La visita guidata alla Chiesa di San Francesco di Brescia 

Grazie a una guida turistica esperta di Brescia e Provincia sarà possibile inserire nel tuor della città lombardas anche la visita guidata alla Chiesa di San Francesco di Brescia. Per informazioni su possibili itinerari e costi clicca qui

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