Il Museo delle Armi di Brescia si trovia nel Mastio, la parte del castello più antica che fu fortificato dai Visconti nel 1343, signori di Brescia fino all’arrivo di Venezia. Unico al mondo il Museo è sicuramente una tappa fondamentale che una guida esperta di Brescia vi mostrerà durante una visita guidata. 

L'origine del Museo delle Armi di Brescia

Su questo luogo c’erano forse altri arroccamenti che sorgevano su edifici romani, di cui si trovano alcuni frammenti all’interno del museo (scala di un Tempio dedicato a Eracle). 
Nel XIV secolo il castello fu ampliato. Il mastio costituiva il castello originario, tutto il resto fu aggiunto dopo. L’armatura in legno del ponte levatoio è ancora quella trecentesca. 

I Barbari rasero al suolo tutto nel tardo antico, successivamente in età paleocristiana fu costruita la chiesa di Santo Stefano, le cui fondamenta sono ancora sotto, e di cui resta la torre. La Torre Mirabella è di età tardoromana, ed era affiancata da un’altra torre secondo il modello ravennate delle due torri scalari. La chiesa era a pianta quadrata. 
Tutto fu abbattuto per ripristinare la Rocca, infatti questo era il baluardo della città, da qui ci si poteva difendere al meglio in tutte le epoche, fino al Risorgimento serviva per difendersi, infatti da qui si poteva avere una visuale a largo raggio, infatti è chiamato Falcone d’Italia, perchè dalla Mirabella si vedono gli Appennini e si scorge piccolo piccolo anche il Duomo di Milano. Essendo alle pendici delle Prealpi domina tutta la Pianura, si ha una visuale totale, non c’è nulla che taglia lo sguardo, era un punto di avvistamento estremamente favorevole, ed inoltre era stato collegato alla città bassa dove c’era la Cittadella Viscontea in piazza del Duomo. Era quindi possibile dal basso venire a rifugiarsi qui in alto. Infatti questo successe con i Veneziani quando volevano occupare la città che era nelle mani dei milanesi, il castello servì come rifugio. 
Il castello ha avuto momento di declino quando è cambiata la struttura delle armi e quando il confine della Repubblica diventa l’Adda, Venezia si sposta tutta su Bergamo... quindi il Castello cade in disuso poiché non serviva più, e per la città ci si concentra sulla cinta muraria così da chiuderla entro potenti baluardi. Quando di nuovo la signoria di Venezia viene ristretta, il Castello fu riqualificato e potenziato! L’ultimo momento di gloria fu quando gli Austriaci han cercato di occupare la città con le 10 Giornate. Quello fu l’ultimo utilizzo del castello. 
Poi lo si ha reso museo, infatti nel Grande Miglio fu allestito il museo del Risorgimento di Brescia. Il Grande Miglio serviva come granaio, ma ci sono delle stanze scavate nel pavimento con le scalette che scendono, sono stanze di epoca romana. E sotto al pavimento del giardino ci sono ancora le cisterne del magazzino. Il castello non fu mai abitato, solo nei momenti di difficoltà si saliva qui, era tenuto in ordine dagli armigeri. Qui si rifugiava il Capitano solo nei momenti di Battaglia. 

Il muso delle Armi di Brescia oggi: gli oggetti esposti 

Il museo, come si presenta oggi, è frutto di una ristrutturazione di Carlo Scarpa, che ha voluto modificare alcuni aspetti dell’ambiente. I soffitti erano a botte e i pavimenti in laterizio a spina di pesce. Erano entrambi cinquecenteschi, e quindi ha deciso di ripristinare le fasce decorative originali della metà del Trecento ed eliminare tutto quello che è venuto di seguito. 
Il Museo raccoglie la collezione di Luigi Marzoli, che fu il più grande collezionista di armi antiche d’Italia, infatti la collezione in totale è di 1090 pezzi in pare qui in parte a Palazzolo. È la collezione più importante d’Italia per le armi antiche, che vanno dal Quattrocento fino al Settecento. 

La parte più suggestiva è quella del piano inferiore con le armi bianche, che partono da alabarde del ‘400 con elmi, scudi di difesa e la bellissima armatura alla Massimigliana, che è un po’ il fiore all’occhiello della collezione, data la sua completezza. 
L’armatura alla Massimigliana ebbe un grande successo, fu creata su misura per Massimigliano I d’Asburgo, perché era leggera, nonostante cmq pesi 80 kili. Questa però essendo snodata permetteva un maggiore movimento. La struttura che copre i fianchi è mobile e scollegata dal busto, prima invece era tutto molto più bloccata perché le vecchie armature non erano fatte a scaglie. Questa ha la struttura a scaglie che permette maggiore mobilità. 

Le armature sono state montate su dei manichini che presumibilmente hanno l’altezza degli uomini del ‘500, più piccoli e quindi non era semplice manovrare una spada così enorme. Per questo nell'armatura c’erano i due puntali per bloccare l’eventuale colpo, o per ferire di fianco, per dare il colpo se era ravvicinato, un’enorme paramani per bloccare il colpo di una spada analoga. 

La cotta è una specie di mantellino che veniva messo sotto l’armatura e serviva a proteggere le parti di giuntura dell’armatura. I punti più pericolosi erano l’attaccatura del braccio, i gomiti, i fianchi e le ginocchia, quindi veniva indossata questa maglia per proteggersi quanto meno dalle frecce. Riusciva a fermare e a bloccare il colpo di freccia o di spada. In realtà appesantiva e basta, infatti poi è stata abbandonata. E è stato modificato l’assetto dell’armatura, mettendo delle piccole alette che potessero coprire un po’ di più queste giunture. Il cavaliere viene alleggerito della sua armatura.

Le mazze sono molto belle e mostrano un certo gusto estetico. Venivano utilizzate sia a piedi che a cavallo. Servivano per atterrire il cavaliere di fronte o il cavallo. Infatti anche i cavalli avevano un’armatura per difenderli dalle ferite e anche perché diventavano una sorta di carro armato: una bestia pesante corazzata e bardata era una cosa veramente travolgente! 

Il salone Maggiore del Museo delle Armi di Brescia 

In questa parte del Museo delle Armi di Brescia sono esposte le grandi armature da parata. Quelle decorate non sempre sono da parata perché quando venivano fatte queste armature non c’era differenza, semplicemente era un’armatura più bella, ma aveva tutte le funzionalità di un’armatura, poteva essere usata in qualsiasi momento anche per combattere. Non è che il metallo fosse più leggero, ma aveva tutta la resistenza delle armature meno decorate. 
Notare le decorazioni da parata cinquecentesche, elementi a trionfo, oggetti militari: il gusto dell’epoca ci riporta indietro alla classicità, ritratti di profilo ce riportano alle monete, ritratti di imperatori romani, e nelle armature bresciane i ritratti di San Faustino e Giovita a protezione di chi le porta, vengono messe sul retro per proteggere le spalle. Fregi che ricordano le decorazioni ad affresco. Nel vasetto dell’elmo si metteva una piuma colorata per distinguersi fra gli eserciti. 

La stanza piccola 

Decorazione ricca con simbolo imperiale, con le foglie dipinte con molta grazia e a finto marmo. Da questa stanza si vede la scala del tempio romano, era un tempio romano del I sec. a.C. e si affacciava sul tempio capitolino, in asse. Il basamento che c’è è ancora quello romano su cui poi fu costruito il mastio visconteo, è lo stesso basamento romano. Infatti il pavimento corrispondeva di poco rialzato al pavimento del tempio. Questa stanza era decorata secondo il gusto del tempio. La decorazione si è conservata perché era nella controsoffittatura. 

In questa stanza ci sono i pezzi più preziosi del museo:
  • due rotelle da pompa (scudi da cavallo) usati per i trionfi che mostrano delle decorazioni classiche ovvero Trionfo di Bacco (viene portato sul carro trainato dalle pantere col suo coro di baccanti – Altamuro e Plauto – e la Vittoria Alata che incorona Dioniso e città di mare)
  • Dioniso rappresentato completamente nudo e tutto attorno decorazioni a grottesche, mascheroni, foglie di piante e di fiori. 
Nella stanza si trovano anche decorazioni grottesche chiamate a bamboccio, derivate dai bamboccianti romani che erano degli intagliatori di legno, e che avevano inventato la moda nell’età manierista di queste figure desunte dalle grottesche ma rese molto più plastiche e contemporanee.
Qui si conclude la sezione delle armi bianche, sopra ci sono le armi da fuoco. 

In questo video alcune delle cose più belle che si possono vedere in questo museo e in generale a Brescia:

"Urbe” in miniatura, con il tempio Capitolino più scenografico dell’Italia Cisalpina, un tesoro di bronzo dorato a lungo nascosto, e la Vittoria alata; ma anche gli affreschi pompeiani del Santuario Repubblicano e i pregiati mosaici delle Domus. Sono “gioielli” di Brescia, la città dalla quale prende il via il nuovo viaggio di Rai Cultura nella bellezza di casa nostra, alla scoperta di un patrimonio straordinario, fatto di storia, di arte, di cultura, riconosciuto in tutto il mondo. lunedì 16 marzo alle 22.00 su Rai Storia

Posted by Rai Storia on Mercoledì 11 marzo 2015


Il piano superiore: le armi da fuoco

Sulla scala si vedono due fucili lunghissimi da caccia, servivano per andare da caccia di anatre. Si poteva rimanere a distanza da dove partiva il colpo, si restava fra le frasche e si avevano quindi più possibilità di beccare l’anatra. Soluzioni originali che non han avuto grande fortuna nella storia. 
In questa parte del museo troviamo armi come fucili con manici in avorio, o in legni preziosi, in tartaruga o in madreperla. Soprattutto nel ‘700 ci son armi di rappresentanza, piccole ma molto preziose. 
Ci sono anche armi a scatto detti bastoni che potevano apparire o con piccola accetta, o chiuso da un tappo dove saltava fuori la lama. 
La decorazione sulle pareti diventa a pelle di vaio (specie di visone, con cui nel Medioevo si rivestivano le pareti del castello). 

La visita guidata al Museo delle Armi di Brescia

Per non perdersi nulla di tutte le stanze del Museo delle Armi di Brescia si può contattare una guida turistica esperta di Brescia e unire la visita della città a quella del museo. Per contattarci clicca qui.

Museo delle Armi di Brescia

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