Una visita guidata a Borghetto di Valeggio sul Mincio è un'esperienza da non perdersi durante una visita guidata nella provincia di Verona. Ecco cosa potrà mostrarvi e spiegarvi una guida turistica esperta di Valeggio sul Mincio durante il tour in questo che è uno dei borghi più belli d'Italia. 

Borghetto di Valeggio sul Mincio – la frontiera del Lombardo-Veneto 

Inserito fra i Borghi più belli in Italia, Borghetto, che si trova vicino a Valeggio sul Mincio e al Lago di Garda, un suggestivo villaggio di mulini, è così pittoresco da non sembrare vero, ma dipinto come sfondo di una scena teatrale: un pugno di case, circondate da fortificazioni medievali, che da secoli convivono con l’acqua e dall’acqua hanno sempre tratto ragione d’esistenza, fortune e fama. La fortuna di Borghetto fu sempre quella di essere uno dei pochissimi guadi sul Mincio, un punto di passaggio obbligato, ancor più della vicina Peschiera, per chi transitava dalle terre venete verso sud o verso ovest, e viceversa. Qui nel Medioevo arrivarono i Templari per costruirvi il primo ponte e offrire possibilità ai tanti pellegrini che passavano diretti ai grandi santuari della Cristianità, da Gerusalemme a Santiago de Compostela. E oggi è come ieri: solo che alle rumorose soldatesche, polverosi pellegrini e viandanti si sono sostituiti i nuovi visitatori attratti dall’unicità di questo villaggio d’acqua tra il Mantovano e il Veronese, e dai suoi scorci romantici. 

Per capire Borghetto la visita guidata non può che partire dalle rive del Mincio, nel punto preciso in cui i consunti lastroni di pietra degradano all’acqua e segnano ancora il posto dove si affrontava, immergendosi fino alla cinta, la corrente del fiume per passare all’altra sponda. Qui, alzando gli occhi, si legge un’epigrafe appesa al muro che recita: “Edificio di origine longobarda eretto a difesa e controllo di uno dei più importanti guadi del Mincio. Costituì il primo nucleo urbano di Borghetto”. È ciò che resta della curtis regia del VIII secolo d. C., sede di un Gastaldo, cioè ufficiale del dazio preposto alla riscossione della tassa di attraversamento. 

Si attraversa poi il vicino ponte San Marco, un singolare manufatto metà ligneo e metà pietra, voluto così dai Veneziani, che qui regnarono dal 1405 fino al 1796, per poterlo demolire in fretta in caso di pericolo. È la posizione ideale da cui osservare la mole ben più imponente del vicino Ponte Visconteo
Passando attraverso una porta merlata si entra finalmente nel cuore del borgo, il piccolo quartiere di vecchi mulini, oggi tutti ristrutturati, e adibiti a locande, alloggi e trattorie. Qui il tempo sembra essersi fermato almeno da tre secoli: le antiche fattezze delle case, le ruote dei mulini che un tempo lavoravano a pieno regime per alimentare la fiorente economia molitoria che sopravvisse fino a cinquant’anni fa, i vicoli stretti e le acque gorgoglianti che scorrono limpide sotto i nostri piedi trasformano l’andare del visitatore in un tuffo nel passato solerte e industrioso di questo luogo. 

Chiesa di San Marco Evangelista 

Sorge dentro al borgo ed è la ricostruzione in stile neoclassico (1759) dell’antica pieve romanica dedicata a Santa Maria (sec. XI) di cui restano due pregevoli affreschi quattrocenteschi nel presbiterio e vicino all’altare di San Giuseppe: i Santi Bernardino da Siena, Francesco d’Assisi e San Bartolomeo. Sull’altare a sinistra, entrando, un dipinto di Giovanni Caliari, del 1835, dedicato alla Vergine con Bambino, sottolinea la particolare devozione mariana della comunità di Borghetto ed i suoi antichi legami con il Monastero di Santa Maria. Il secondo altare, sempre a sinistra, è dedicato a San Giuseppe. Una notevole pala settecentesca domina il primo altare sulla destra, vi sono ritratti: la Madonna, San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio da Padova, più in basso San Pietro Martire, Santa Caterina da Siena e San Carlo Borromeo. Nel secondo altare è esposto un grande crocifisso ligneo del Seicento. Sulla destra del sagrato della chiesa vi sono iscrizioni su marmo che ricordano le principali battaglie combattute sulle rive del Mincio. Nei pressi del ponte S. Marco incastonata nelle vecchie mura è collocata la statua di San Giovanni Nepomuceno, martire boemo. La tradizione vuole che il Santo protegga dall’annegamento coloro che cadono nelle acque del fiume. 

Il ponte fortificato visconteo 

Mastodontica fortificazione eretta da Gian Galeazzo Visconti nel 1393 a difesa dagli attacchi degli eserciti nemici e forse per lasciare a secco i mantovani, deviando il corso del Mincio. Ma la ragione prima della costruzione di questa straordinaria diga fortificata unica in Europa deve essere ricercata nella volontà di Gian Galeazzo di garantirsi l’impenetrabilità dei confini meridionali veronesi, per difendere l’importantissima città scaligera e per assicurarsi i collegamenti con i territori veneti da poco annessi ai propri domini. Lungo 650 metri, largo mediamente 25 metri e con il piano stradale innalzato di 9 metri dal livello delle acque, il “Pontelungo”, come è chiamato localmente, fu completato nel 1395 con la costruzione di parapetti merlati, delle rocche centrali e laterali. Raccordato al Castello Scaligero sovrastante, il ponte contribuì a formare il “Serraglio”, una delle piazzeforti militari più vaste d’Italia, con un perimetro complessivo di 16 chilometri di fortificazioni. In sintesi, il Ponte Visconteo fu costruito in due anni, ebbe rilevanza strategica per altri dieci e nei successivi sei secoli inutilizzato andò in rovina. Nonostante il precario stato di conservazione, per l’imponenza e la straordinaria ambiguità della sua struttura, il ponte è un esempio irripetibile di architettura militare europea del tardo medioevo. 


La valle del Mincio 

La Valle del Mincio può essere considerata matrice della storia di Valeggio. Un primo villaggio palafitticolo sorse qui trentacinque secolo fa durante l’età del Bronzo. Alcune sepolture databili all’età del ferro sono state rinvenute nei pressi del Ponte Visconteo e vicino ala colline son stati ritrovati gioielli di indiscutibile fattura etrusca. Fra il VI e il V secolo a. C. tribù celtiche provenienti dalla Francia centrale occuparono parte della Padania. I Galli Cisalpini, come venivano chiamati dai Romani, frequentarono e utilizzarono un punto di attraversamento del fiume sulle cui rive sorgerà, molti secoli dopo, Borghetto. Sotto l’attuale abitato di Valeggio è stata scoperta una grande necropoli. La successiva latinizzazione delle genti padane, completatasi nel corso del I secolo a. C., è attestata dalle sepolture “romane” rinvenute nello stesso sepolcreto, caratterizzate da iscrizioni latine e da monumenti marmorei. L’importanza del guado sul Mincio non sfuggì agli strateghi romani, che realizzarono dei “raccordi” stradali fra questo passaggio e le Vie Consolari Postumia, Gallica e Claudia Augusta. Dopo la dissoluzione delle istituzioni di Roma la valle conobbe le incerte stagioni delle invasioni barbariche e uno di questi popoli, i Longobardi, decise di edificare un primo nucleo abitato sulle rive del fiume ed iniziò a coltivare la fertile terra fra le colline moreniche del Garda. La Valle del Mincio nel corso della sua storia è stata testimone di innumerevoli eventi bellici, fra cui ricorderemo le tre guerre risorgimentali (1848 – 1859 – 1866) che in questi luoghi hanno deciso le sorti dell’Italia moderna. In questa valle scorre, veramente, il fiume della storia! 

La visita guidata a Borghetto di Valeggio sul Mincio

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Nella gallery qui sotto puoi scoprire qualche scatto rubato durante una visita guidata e immaginare cosa potrai ammirare con una guida turistica. 



Una visita guidata a Borghetto di Valeggio sul Mincio è un'esperienza da non perdersi durante una visita guidata nella...

Posted by Guida Turistica Mantova Verona on Venerdì 17 aprile 2015

Borghetto di Valeggio sul Mincio

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