Il Teatro Olimpico di Vicenza è una delle meraviglie artistiche che non si può non visitare durante una visita guidata alla città di Vicenza. Ecco perché non si può non fare una visita al Teatro Olimpico di Vicenza quando si è in zona. 

Una guida turistica esperta di Vicenza potrà spiegarvi che il Teatro Olimpico di Vicenza presenta  uno spazio chiuso da delle mura era lo spazio chiamato delle prigioni vecchie. All’inizio del 1580 l’Accademia Olimpica aveva chiesto al comune di Vicenza di poter costruire in questa area in parte dismessa un luogo per le loro rappresentazioni e per avere una sede fissa della loro Accademia. Il comune sentita l’autorità veneziana disse di sì, e in modo estremamente veloce venne definita la parte burocratica. Il Palladio aveva seguito per molti anni l’aspirazione di costruire un teatro, il progetto era nel cassetto da tempo, lo propose agli Accademici e lo approvarono. La fabbrica quindi venne iniziata nel 1580, ma nell’agosto dello stesso anno muore, forse a Maser. 

Gli stemmi sui muri sono di persone che hanno occupato posti di comando in questo palazzo chiamato non a caso del territorio perché qui ci si occupava dell’amministrazione del territorio vicentino. I ruderi, colonne, semicolonne, statue sono pezzi di palazzi distrutti durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. 

Il Teatro Olimpico è uno dei pochi teatri che non si affacciano direttamente su una via, non si vede dalla strada. 

Stanze antecedenti

Il teatro è preceduto da due stanze di sistemazione posteriore. Quando il teatro fu inaugurato nel 1585 c’era solo la stanza quadrata (antiodeon) che dà sulla strada (oggi l’uscita). L’ingresso al teatro era un altro in origine. Oggi si entra da una porta che non c’era e che porta sotto le gradinate. Questo ingresso risale agli anni ’50, ma in origine l’accesso per il pubblico avveniva attraverso la porta centrale che dava sulle scale conducenti sulle gradinate da cui si scendeva per prendere posto. Oggi la situazione è stata rovesciata per ragioni pratiche. Ma nel Cinquecento non avrebbero sopportato vedere una gradinata rotta da due buchi, ma doveva essere completa. Agli inizi del Seicento fu aggiunto l’Odeo Olimpico: è una soluzione scamozziana molto semplice che serviva come ridotto del teatro. Usato non solo durante le rappresentazioni, ma anche per le adunanze degli accademici olimpici. Intorno al 1650 Francesco Maffei ha affrescato le pareti del salone con i segni zodiacali, le stagioni ecc...
 

Interno del teatro Olimpico

nessun architetto che si ispirasse alla romanità avrebbe mai fatto uso del ferro. Ma d’altra parte qui tutto è una soluzione di compromesso perché la cavea del teatro antico non è così alta rispetto all’orchestra, qui è alta perché lo spazio è limitato e tutte le situazioni sono compresse. Ecco perché si è dovuto fare un parapetto in ferro. Lo spazio poi non è un rettangolo come sembrerebbe, perché le pareti non sono regolari, si tratta in verità di un trapezio. Ecco perché la cavea non è semicircolare, ma ellittica, poiché la larghezza dello spazio non lo consente. I gradoni son stati tirati per il lungo in modo eccessivo rispetto al modulo antico. Purtroppo Palladio dovette adattarsi agli edifici preesistenti, ecco perché ci sono delle soluzioni di compromesso, la più importante delle quali è l’aggiunta dell’abside per il prolungamento delle scenografie scamozziane. Palladio aveva pensato a delle scene dipinte. Le scene attuali sfruttano invece 12 mt. di spazio ottenuto dal Comune. Come mai hanno così tanto insistito per avere la terra in più? Era successo qualcosa nel frattempo. Quando il teatro nasce come ripresa del modello antico, questa ideologia era già superata perché il teatro aveva bisogno di scene, di macchine scenografiche, il proscenio di tipo romano del Palladio era obsoleto, non era sufficiente per le rappresentazioni teatrali, c’era bisogno di un palcoscenico. La mentalità era cambiata nel frattempo, ma ovviamente non potevano buttar via il proscenio!!! Ecco il problema di questo teatro: nasce come teatro all’antica, cioè come un teatro romano che finisce con un proscenio. Il teatro moderno che stava nascendo all’epoca alla corte dei De Medici, degli Estensi a Ferrara, dei Visconti a Milano nasce senza l’idea del proscenio che lo blocca, ma con l’idea invece del palcoscenico libero con scene cambiabili a seconda delle rappresentazioni. Gli accademici vogliono aggiornarsi, ma senza voler distruggere quello che hanno già fatto. Quindi si decide di allagare le tre porte, le ampliano il più possibile senza infrangere l’unità spaziale, e ci appiccicano dietro le scene che il Palladio non aveva mai pensato, e che invece vengono affidate allo Scamozzi che era anche scenografo. Aveva scritto un trattato di scenografia purtroppo andato perso. Naturalmente si tratta di un compromesso: c’è un salto di misura e di proporzione fra le misure e le proporzioni del proscenio e le misure delle scene. Il proscenio è un fatto reale, le scene sono un fatto illusorio. Nel teatro normale c’è un sipario che quando apro mi immette nel regno dell’illusione, quello delle scene, qui il sipario non c’è! Nel febbraio del 1585 quando il teatro fu inaugurato era già trionfante in Italia l’idea nuova del teatro, cioè un posto per gli spettatori, un palcoscenico con delle scene, ma non le scene divise dal palcoscenico da un arco scenico romano, ma da un sipario in velluto. Qua ormai non era più possibile, tanto è vero che il giorno dell’inaugurazione del teatro sappiamo dalle testimonianze che qui pendeva un sipario di fronte all’arco trionfale. Il sipario fu aperto e il tutto, arco di proscenio compreso, fu trasformato in una grande scena. Questo è interessante perché vuol dire che la mentalità era cambiata, ma il teatro no, l’ambiente no. E allora si fece un altro compromesso dentro nel primo: un sipario, che però non aveva nessun senso, perché l’arco fa parte integrante di tutta l’architettura. Lo spazio era unitario nell’idea palladiana e aveva un senso nella sua unitarietà. Non aveva senso romperlo a metà con un velario. Tanto è vero che dopo il Teatro Olimpico vicentino di questi archi di proscenio non se ne faranno più! (vedi Sabbioneta). Il proscenio per il teatro moderno è un ingombro inutile che scaraventa le scene al di là, rendendole inutilizzabili. Come se fossero una bellissima visione che resta però astratta.
 

Modello del Teatro Olimpico di Vicenza 

Purtroppo il modellino in legno del teatro realizzato dal Palladio non esiste più, ma ci avrebbe potuto aiutare a capire come Palladio aveva risolto il problema della copertura, altro problema irrisolto. Il Palladio era un uomo di cantiere, cominciava a fare e poi cammin facendo decideva come procedere. Egli sicuramente conosceva il teatro romano di Verona, quello di Marcello a Roma, il teatro Berga ecc... e sappiamo che i teatri romani erano scoperti. Eventualmente si tirava un velario nel caso ci fosse un sole troppo caldo. E chi lo manovrava a Roma erano i marinai della flotta romana che avevano dimestichezza a tirare le corde su e giù. Però Palladio sapeva che questo teatro doveva essere coperto, visto che era in legno con le statue in stucco. Mancava un esempio di copertura fissa di un teatro alla romana perché erano tutti scoperti, quindi lui si trova a doverla inventare. Ma Palladio muore, forse il modello ci dava un’idea e gli Accademici devono inventare una copertura. Il problema non era tanto il tetto e le capriate, ma si voleva fare qualcosa di soddisfacente, dare l’idea alzando gli occhi di vedere il cielo aperto.. ma essendo questo impossibile come si risolve il problema? Fanno un pasticcio. Il giorno dell’inaugurazione avevano attuato una specie di compromesso: sopra al palcoscenico c’erano dei cassettoni all’antica. Mentre per la parte sopra alle gradinate non abbiamo testimonianze precise. È possibile che sotto le travi abbiano appeso una specie di velario, un velluto provvisorio che nascondeva le travature non belle da vedere. Ma certamente nella loro sincerità funzionale più accettabili dell’attuale cielo finto. Si sono avvicendati diversi soffitti, visto che non avrebbe mai dovuto esserci ai tempi romani, ma doveva esserci in un teatro al chiuso. Quello che noi vediamo oggi è l’ultima soluzione applicata poco prima della prima guerra mondiale: uno scenografo della Scala è venuto qui e ha dipinto questo cielo che non inganna nessuno. Più azzeccati sono i cassettoni alla Cinquecento dipinti da un pittore molto abile, Ludovico Poliani, in un revival cinquecentesco di una bravura accademica spaventosa. È possibile che anche nel teatro romano il palcoscenico fosse in qualche modo coperto, e per soffitto hanno adottato questa soluzione. Prima di questa soluzione c’era un velario di stoffa agganciato ad un grande rosettone centrale e disposto a ventaglio. Il rosettone è nel magazzino del teatro, si è salvato. È una soluzione discutibile, ma il risultato è gradevole. Sarebbe stato importante avere il modello del Palladio, ma molto probabilmente non ci avrebbe detto nulla a proposito dei soffitti, perché conoscendo il procedere del Palladio, avrà spostato il problema a un secondo momento e non aveva pensato ad una soluzione fin dall’inizio. Qualcosa avrebbe inventato in corso d’opera.


Primo teatro chiuso? 

Solitamente per parlare del teatro olimpico di Vicenza si usa lo slogan: primo teatro chiuso, ma non è vero. Semmai l’importanza di questo edificio è quello di essere l’ultimo possibile dei teatri all’antica. Quando fu pensato nel 1580 fu creato così perché gli Accademici Olimpici si erano ostinati in questa idea di romanità, di grandiosità, ma negli ambienti più evoluti, quello romani, fiorentini e lombardi questa idea era tramontata da almeno 30 anni. I teatri del Vasari e del Bontalenti erano praticamente delle grandi sale, c’era già un palcoscenico, un proscenio, un sipario e delle scene. Questo teatro invece nasce già con un’ideologia arretrata. Naturalmente però questa ideologia arretrata viene in mano ad un genio, il quale ha una genialità straordinaria nel risolvere un’architettura forzata dentro in uno spazio inadeguato. In questo bisogna dargli atto della sua genialità. È l’ultimo dei teatri possibili in questa incarnazione. Dal momento in cui l’han fatto al momento in cui lo inaugurano si accorgono di essere in ritardo, e allora ci cacciano dentro delle scene per diventare più moderni. Ma naturalmente le due cose urtano tra di loro e diventano nuovamente un ennesimo compromesso. Tanto è vero che l’attore fin che resta sul palcoscenico è nelle proporzioni giuste, ma se ne guarda bene di camminare lungo le scene perché altrimenti crollerebbe l’illusione in quanto i palazzi gli arrivano alle spalle. Mentre nel teatro moderno la scena è fatta per stare a metro degli attori che devono dominare le scene. Quindi questo è l’ultimo dei teatri possibili in cui già si sente la crisi che ci porterà verso il teatro moderno. Finisce un’epoca e ne comincia un’altra. Teatro interessantissimo da questo punto di vista. Tanto è vero che dopo la prima rappresentazione qui dentro non se ne fecero altre. Infatti si vide subito che come teatro non funzionava. Fu utilizzato per le adunate accademiche e il teatro diventa quello che è veramente: un magnifico spettacolo, una città ideale, che Vicenza non ha mai potuto essere e che avrebbe voluto essere.

La visita guidata al Teatro Olimpico di Vicenza

Grazie all'aiuto di una guida turistica sarà possibile conoscere da vicino questo e altri luoghi di Vicenza, contattandoci qui potra prendere accordi per organizzare la tua visita guidata a Vicenza. 

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