Durante una visita guidata a Vicenza, Villa Valmarana ai Nani del Tiepolo è una tappa fondamentale da visitare. Ecco cosa potrà spiegare una guida turistica esperta di Vicenza su questa bellissima costruzione. 

Un tempo c’era una casa molto modesta ed era una località chiamata San Bastiano. Il proprietario era quel Bertolo che fonderà la Biblioteca Bertoliana, lascerà la casa alla figlia, una suora di clausura. La casa verrà messa all’asta e Giustino Valmarana acquista la casa. 

Chiama il grande architetto Muttoni, impegnato nella costruzione di Palazzo Repeta e di palazzo Valmarana su piazza Isola. Il Muttoni progettò la foresteria (per ospitare i forestieri che vengono da lontano), fa sette archi con le sette teste dei vizi capitali, fa l’arco trionfale da cui entravano i carri coi cavalli, i cavalli andavano nelle scuderie. 

La bravura del Muttoni fu di riuscire a incastonare tutta questa costruzione in un terreno molto stretto che da Monte Berico va alla Rotonda.

Durante i lavori della gradinata scoprono per terra delle statue vecchie e rotte, i nani, e venne quindi l’idea di fare una villa e darle il nome “ai nani”. Giandomenico Tiepolo, già consultato in precedenza, fornirà i disegni per i nani. Essi rappresentano i lavori già esistenti a quel tempo: avvocato, magistrato, dottore, massai, filatrice ecc..., ognuno di loro rappresenta un’attività. Non si conosce lo scultore.

Giustino Valmarana quando chiamò i due pittori si raccomandò loro che era suo desiderio avere una casa dove la giustizia sociale avesse il sopravvento sull’interesse personale. Quindi gli affreschi vanno pensati in questo modo: l’interesse generale del popolo deve essere superiore all’interesse personale e infatti troviamo raffigurati 4 sacrifici e una storia.

Il figlio Giandomenico invece, essendo un giovane, fotografa il suo tempo, è un moderno. Ecco perché troviamo la stanza dei cinesi, e poi era di moda fare le foto alle donne mentre passeggiavano e quindi fotografa i costumi, era di moda fotografare i campi e quindi lui riprodurrà scene agresti. Quindi egli riprende tutte le cose del suo tempo. Giambattista lascia totale libertà al figlio, una libertà che il Tiepolo padre lascia anche ad un loro collaboratore, Mingozzi Colonna (il quadraturista), che ebbe la libertà di fare una stanza egli stesso.
 

La villa Valmarana ai Nani


Gli affreschi erano stati staccati durante la seconda guerra mondiale. Per lo strappo si utilizza una garza incollata sopra e poi dall’alto incominciano a raschiarlo. L’affresco è colore che entra per due o tre millimetri e quindi staccavano lo spessore necessario. 

Poi con l’operazione inversa, stendendo della calce dietro, lo riappoggiavano nella posizione originaria e staccavano la garza messa davanti. Furono riportati qui nel 1949.

Il Sacrificio di Ifigenia

Il salone centrale rappresenta Agamennone che deve muovere le sue navi contro Troia, però ha fatto uno sgarbo alla Dea Diana, uccidendole cerbiatta preferita. Per riscattarsi la Dea lo condanna a sacrificare la prima vergine che avrebbe incontrato sul proprio cammino l’indomani. 

E la prima vergine che incontra è sua figlia Ifigenia. Mentre si sta per compiere il sacrificio la Dea, guardando dal cielo, ha compassione e chiama Eolo, dio del vento, per muovere le vele delle navi e contemporaneamente fa portare a Cupido in sostituzione a Ifigenia una cerbiattola. Il sacrificio non verrà più compiuto. In basso si vede un personaggio pronto a raccogliere il sangue.

Tra gli affreschi si distinguono le figure del committente e del pittore. C’è da dire che ai Veneziani piaceva la teatralità e quindi amavano sedersi nel salone e fra una chiacchiera e l’altra si guardavano attorno gustandosi le scene di storie mitologiche che di cui loro sapevano a memoria i versi.

Da notare il trompe l’oeil nella figura di Ifigenia che si vede in modo diverso a seconda della posizione dell’osservatore.

Le allegorie dei 4 fiumi rappresentano i 4 continenti conosciuti nel Settecento: l’Africa riconoscibile per la sfinge, i due gemelli sono simbolo del Tigre e dell’Eufrate (Asia), il Mississipi rimanda all’America, e il Danubio all’Europa. Le canne palustri sono simbolo dell’acqua che scorre. Tiepolo ne rappresenta qualcuno frontalmente e altro da dietro. L’acqua è apportatrice di civiltà, tutte le culture più antiche nascono vicino a un corso del fiume.

Stanza dell’Iliade di Villa VAlmarana ai Nani

Achille fa il prepotente, è arrabbiato con Agamennnone che ha fatto rapire la schiava Briseide, una sacerdotessa del Dio Sole. Quando Achille era arrivato a Troia aveva distrutto il tempio di Giove, ucciso i soldati e salvato solo questa sacerdotessa per compassione. Achille se ne innamora e in un momento di debolezza lei gli svela che gli dei non sanno amare perchè sono immortali e non conoscono l’amore. E che gli uomini sono fortunati a provare delle sensazioni. 

Achille chiede a Briseide di innamorasi e inizia ad amarlo. Quando Agamannone sa che Briseide è innamorata la porta via per dispetto e la consegna ai soldati. Achille riuscirà a riprendersela dopo aver ucciso tutti i soldati. Achille pensa di uccidere Agamennnone: ha già la spada pronta per farlo ma la madre manda Minerva a prenderlo per i capelli per fermarlo.

Notare che nella scena in cui Achille piange in riva al mare la gamba è fuori dal quadro (è un capolavoro).
Giandomenico figlio rappresenta un paesaggio in cui si riconosce il Monte Summano.

La Stanza dell’Orlando furioso

Le scene derivano dalla Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso. Si vede Angelica allo scoglio incatenata che viene soccorsa da Ruggero a cavallo di un Ippogriffo. Successivamente Angelica incontrerà Medoro al ritorno da una battaglia, lei lo curerà con delle erbe medicamentose e mentre lo cura se ne innamora. 

La vediamo nella capanna accolta dai contadini. Paglia, cesto e soffitto sono di mano di Giandomenico che ritroveremo all’opera nella foresteria. Lei per sdebitarsi regala ai contadini l’anello avuto da Orlando che quando lo scoprirà quasi impazzerà, e soprattutto quando troverà il nome di Medoro scritto sulla pianta. 

Angelica sarà costretta a lasciare Medoro che morirà dal dolore. Medoro è mussulmano, lei è una regina cristiana e deve quindi incoraggiare i Cristiani a combattere per il santo sepolcro. Altro esempio di sacrificio quindi. In cielo c’è la gloria della Vittoria.

La stanza dell’Eneide

L’Eneide scritta da Virgilio fu scritta per dare ai Romani degli antenati. Siccome i romani erano soldati e contadini e non avevano discendenza importante, incaricano Virgilio di scrivere per loro un’origine mitologica e farà approdare la nave di Enea sulle coste della Tunisia a Cartagine dove regnava la regina Didone, che si innamora pazzamente di lui. 

Marte gli appare in sogni per dirgli che non può fermarsi a Cartagine ma deve proseguire il viaggio perché scoprirà una nuova terra. Eneide arriverà in Italia e fonderà Roma. Quando Didone scoprirà che è partito morirà dal dolore.

Su un lato della stanza di riconosce la fucina di Vulcano che prepara le armi per Enea, un condottiere.

La stanza della Gerusalemme liberata

Alla vigilia della realizzazione di questa stanza il committente Giustino Valmarana muore. Il Tiepolo, che era molto ricco e venale e voleva prendere i “schei” prende su e va via lasciando la stanza spoglia. 

All’apertura del testamento trovano i ducati che servivano per fare i lavori, viene chiamato indietro e velocemente realizza questa stanza (che è la più bella). Aveva fretta di andare a Madrid ad affrescare la reggia reale e sarà là che muore.

Rinaldo sta dormendo di un sonno profondo perché sotto l’incantesimo della maga Armida. Lui la sogna seminuda e la sogna su un bellissimo carro trainato da due cavalli. Il giorno dopo viene rapito dalla maga e portato su un’isola che corrisponde alle attuali Canarie dove vive il suo amore sfrenato e getta via le armi. 

Lei ha uno specchio magico che usa per farlo incantare. Due soldati mandati dalla famiglia d’Este da cui lui discende lo aiutano a liberarsi dall’incantesimo. Rinaldo infatti era un grande guerriero che doveva andare a Gerusalemme per liberare il santo sepolcro. Lui capisce l’errore quando gli mostrano il suo scudo di guerra, specchiandosi nello scudo si ravvede e si risveglia dall’incantesimo. Quindi lui si rimette in viaggio. 

Nel frattempo però lei si era innamorata veramente, non era più spinta dalla voglia di trattenerlo dall’andare a combattere contro i mussulmani (lei era mussulmana), e tenerlo lontano dalla sua missione. Lei lo invoca, tenta di corromperlo, si denuda il petto per invogliarlo, ma questa volta il dovere ha il sopravvento su di lui che è un soldato che deve combattere per l’interesse generale. Lui rinuncia all’innamorata.

Nel cielo si vede la ragione che ha il sopravvento sull’oscurità. I pipistrelli sono simbolo del peccato perché Rinaldo è stato stregato dalla maga cattiva e si redime. Rinaldo doveva conquistare Gerusalemme, ma la maga Armida proteggeva i saraceni e quindi cercava di ovviare alle possibilità di vittoria dei crociati. 

Attraverso filtri e canti melodici fa addormentare Rinaldo che diventa completamente incosciente. Lei lo rapisce e lo trasporta prima in un castello e poi in un giardino dell’isola della Fortuna (le attuali Canarie). La rinuncia è un valore e una virtù.

Nel giardino si può ammirare il panorama sulla valletta del silenzio dove il Fogazzaro ha ambientato il suo piccolo mondo moderno. La valletta parte da Monte Berico.

Giardino con i carpini protetti dalla soprintendenza. In fondo bellissima statua gigante (tritone).

La Foresteria di Villa Valmarana ai Nani

Qui erano accolti i forestieri che venivano da tutte le parti d’Italia (sia nobili che commercianti) e questo corpo di fabbrica serviva ai Valmarana per accogliere gli ospiti e anche per fare trattative, perché i Valmarana erano ricchi, avevano delle terre e dei prodotti da vendere.

La prima sala d’ingresso ha assunto l’aspetto attuale nel 1924, prima c’era il cotto per terra e la sala era più lunga perché qui facevano le feste da ballo, le riunioni, gli incontri commerciali e poi gli ospiti dormivano nelle sette stanze adiacenti. Per restaurare foresteria, scuderia ed entrata ci son voluti 2 miliardi di lire di spesa, per il tetto, le grondaie ecc.

Sala cinese

Il figlio Giandomenico sceglie nella prima stanza di rappresentare la moda del tempo: la cineseria.

Quello che si vede qui è tutto autentico, non è mai stato toccato niente. Ancora oggi la stanza viene usata dagli ospiti. Giandomenico Tiepolo non era mai stato in Cina e quindi si immagina come doveva essere. Avrà sicuramente visto dei dipinti portati dai tempi ancora di Marco Polo. 

Qui si vede la Dea Luna a cui vengono offerti degli agrumi come sacrificio. Osservare come l’albero esca dal quadro, poi immagina come doveva essere un vaso di oli profumati dati a un mandarino, poi il venditore di seta, a seguire il mandarino che va dall’indovino e chiede sul suo futuro e poi uccelli immaginati.

Stanza delle scene campestri

Giandomenico rappresenta delle scene rurali con contadini che si riposano dopo il lavoro nei campi. Si vede come i contadini vestivano al tempo, non male per essere contadini, si sono tolti le scarpe per far riposare i piedi. 

Si vede una vecchietta che va al mercato a vendere le sue uova, durante il tragitto è stanca, si ferma e si riposa e notare che tutto il suo tesoro lo tiene in grembo. In un piccolo triangolo Giandomenico ha saputo impressionare bene la fatica della vecchiaia e della dura vita dei campi. Poi si vedono due belle signore preparate a festa che si preparano per andare in città. Notare i cesti che sono la firma dell’artista.

Notare anche la scena in cui si vede il ragazzino scalzo, però la mamma ha le scarpe, c’è il pane e il vino sulla tavola, la tovaglia, il grembiule... sono poveri ma dignitosi.

Sono scene di campagna in cui si vedono i costumi del tempo.

La stanza del padiglione gotico

È chiamata la stanza della passeggiata, si tratta di un portico neogotico veneziano dove delle signore d’estate passeggiano e guardano fuori verso il paesaggio esterno. Si riconosce anche un paesaggio invernale. I costumi non sono costumi veneziani, ma kosovari, visti da Giandomenico a Venezia.

Si vede anche una dichiarazione di un lui ad una lei, che ha dei nei sul viso per indicare che è libera e cerca marito. Lui si fa avanti. Notare la bella cesta e i bei paesaggi tipici vicentini.

La stanza dell’Olimpo

È tutta del padre Giambattista. Si vede Zeus con scettro, corona, saetta e aquila, simboli del suo potere. Poi si vede Venere riconoscibile perché ha in braccio Cupido che con le frecce fa innamorare e poi ha nella mano sinistra la mela (data alla più bella). Accanto a lei Marte.

La serie prosegue con Mercurio e poi Saturno, dio della morte con la falce e la clessidra per indicare il tempo. E poi Apollo, il dio della musica, e Diana.

La stanza del mondo nuovo

È chiamata così per la presenza di un riquadro che rappresenta un “il ciarlatano”. Ha un bastone in mano e indica di guardare dentro a dei i fori. Si tratta di una lanterna magica o diorama che gira e mentre gira si vedono le immagini che si muovono. È l’anticipazione del cinema. Sta arrivando la modernità. Sono tutti vestiti in maschera, tutti di schiena.

Il personaggio negro è un capolavoro del padre, forse un personaggio al loro servizio che ha voluto omaggiare in questo modo. La scala è del Mengozzi Colonna.

In tutta la villa (40 affreschi in tutto) non c’è una sola firma degli artisti se non qui in un cartiglio nel legno c’è scritto Giandomenico Tiepolo 1757.

Nel salone centrale si trova anche un ritratto autentico del Palladio: su un quadro c’è scritto Andrea Palladio, architetto vicentino 1576. Il Palladio muore nel 1580. Siamo sicuri che è vero perché è stato fatto da Alessandro Maganza, contemporaneo e compagno d’accademia del Palladio. 

È un ritratto autentico in cui ha posato Palladio. Poi c’è una serie di quadri della famiglia Valmarana meno importanti. I Valmarana erano stati eletti conti da Carlo V e quindi nel loro stemma hanno l’aquila asburgica.

La visita guidata a Villa Valmarana ai Nani

Visitare questa villa con una guida turistica esperta è la scelta migliore per chi si appresta ad organizzare una visita a Vicenza. Per contattarci clicca qui

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